Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.

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Utente: nik24nik
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lunedì, 14 maggio 2007
Guidava nel sole

Una città bollente di vita, l’asfalto liquefatto, un puntino color carta da zucchero in un formicaio infinito di attività rallentate dal caldo tropicale fuori stagione.

Guidava verso il sole, da solo nella sua auto, zigzagando tra i veicoli lenti come fossero birilli, imponendosi prepotente sulla strada, la sua strada.

Il sole negli occhi, il parasole che non funziona, e una mano che ogni tanto si tende verso il lato passeggero senza distogliere lo sguardo dal traffico di metà pomeriggio. Febbrilmente cerca, finalmente trova. Afferra con voglia crescente e si porta alla bocca un togo appena sciolto dal sole battente, mentre un alfa nera gli frena bruscamente davanti.

La tranquillità dentro di sé, in simbiosi col motore che fa le fusa sommessamente fermo al semaforo, non aspettando altro che un po’ di verde per scatenare il suo ruggente animo felino.

Una tranquillità che appena qualche minuto prima sembrava cosi sfuggente da non concedere nemmeno speranza. Animo scosso da ogni più piccola cosa, incapace di sopportare la gente, i suoi comportamenti assurdi e devastanti nella loro assoluta casualità e noncuranza. La folla il suo nemico, da schiacciare e lasciarsi alle spalle nel suo carroarmato color carta da zucchero.

Nessuna fretta di arrivare, ma solo di percorrere il prosismo metro, e quello dopo ancora nella netta convinzione che ci sarà sempre un prossimo metro da percorrere al massimo dell’efficienza.

Ma quei metri hanno un nome, quella strada ha un volto. Le auto sotto il sole battente, i pedoni in attesa a bordo pista, tutti capri espiatori di una colpa non loro da cui lui sfugge, visto che non può fuggire da ciò che ha dentro, inciso nella sua mente come un bassorilievo che rivela nuovi lievi particolari ad ogni declinazione di luce.

Un altro togo lascia la sua scatola, medicina per l’anima, e la mente torna vuota. Sfera cava coperta di specchi che altro non fa che riflettere i raggi del sole che impertinente sembra spostarsi per colpire sempre frontalmente i suoi occhi. Le passioni di poche ore prima sono sopite, non ci pensa. Guida soltanto, un metro dopo l’altro cercando di cancellare l’impronta di quegli eventi, evidentissima traccia di quell’evento, ormai portato via dal passare dell’impreciso e sciatto tempo.

L’ultimo semaforo, l’ultimo biscotto, il cioccolato che si aggrappa con le sue ultime forze alla solida cialda, ormai liquefatto dal sole….

Parcheggia, il motore smette di battere, e lui, sentendosi un po’ biscotto, si aggrappa a Chissàcosa fino all’ultimo secondo prima che la portiera si schiuda rigettandolo nel mondo reale, dove il sole da fastidio e 10 chili di sale grosso sono un peso che è concesso avvertire.

Postato da: nik24nik a 11:44 | link | commenti


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