Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.

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sabato, 31 marzo 2007
Il cavaliere e il Graal

Il cavaliere non sapeva dove si trovasse, e nemmeno gli importava. Era giunto alla meta, solo questo contava ora per lui.

Avvertiva la sensazione di impotenza di fronte a Lei, la sacra coppa del Graal. Sentiva che la sua armatura, all’apparenza cosi salda e sicura, si sgretolava di fronte a quella disarmante semplicità intrisa di potere attrattivo.

Lentamente ogni sua difesa cadde, uno a uno i pezzi di metallo cadevano al suolo con fragore, mentre tutti i suoi sforzi si concentravano nel tentare di capire il celato segreto di ciò che aveva di fronte.

Ed ella stava li, immobile e pur senza dubbio pervasa di vita e gravità, quella forza che a decine attrasse gli uomini di ogni tempo. Non si muoveva eppure sembrava tentasse di comunicare, non mutava nulla intorno ad ella eppure ad ogni sguardo risplendeva di nuova luce.

Pochi passi separavano il cavaliere dalla coppa, eppure non poteva percorrerli. Solo ella poteva concedergli di colmare quell’abisso che li separava, ma ancor non si accingeva a farlo.

Celava il suo mistero dietro a una coltre di immobilità, nessuna iscrizione avrebbe aiutato il cavaliere a risolvere quell’ultimo decisivo enigma, permettendogli di superare l’ultima difesa del Graal. La più potente eppure la più effimera. Aveva buon gioco sul cavaliere seppur non fosse fatta di cose tangibili, perché la coppa sapeva quanto lui la desiderasse.

Quei due corpi in quel luogo erano legati, il cavaliere sapeva che ella desiderava essere raggiunta tanto quanto lui desiderava reggiungerla, ma allo stesso modo avvertiva la sua timida paura che non fossero le mani giuste nelle quali essere stretta…

Entrambi fermi, immobili ad un passo dalla fine di tutto e dall’inizio di tutt’altro, eppure incapaci di alcuna semplice forma di certezza.

Niente e nessuno avrebbe potuto riempire quel baratro sul cui orlo tutti e due esitavano, se non la sincerità di due corpi di materia che si svelano l’un l’altro la propria reale essenza…

…e con essa i loro intenti.

 

Ed essi si fisseranno cosi, in eterno se necessario, finchè a uno dei due verrà a mancare la paura di perdere tutto il fin’ora conquistato, e si deciderà a rischiare di percorrere quell’ultimo metro di aria e polvere, sperando di non aver perso il favorevole momento.

p.s.: dedicato a tutti quelli che si sentono un po' Graal...

Postato da: nik24nik a 18:24 | link | commenti (1)


Commenti
#1    31 Marzo 2007 - 19:02
 
Che tenerezza, Nik. Non perdere mai questa poesia. (Graal fortunata, spero che se ne accorga presto).
;-)
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