Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.
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Nome: Nik Lettieri
Un ragazzo a cui piace scrivere, ma ancora di più parlare quindi ben vengano i contatti di msn! ;)
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utente anonimo in Vivi come se dovessi...
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Questo pezzo è dedicato ad una persona dalle mille sfaccettature come il dado che spesso tira, per le cui mani passa il futuro di tanti giovani, che temo non abbia compreso fino in fondo il significato di questa frase bollandola come “la più stupida possibile”. Intendo perciò esporre i miei pensieri con la convinzione che egli ne capirà il signficato senza difficoltà alcuna, ma senza la presunzione che possa trovarsi d’accordo. In fondo l’umiltà è anche questo: pensare che non tutti possano condividere e fare proprie le leggi morali che noi consideriamo evidentemente convenienti ed appropriate.
Arroganza sarebbe pensare di essere l’unico…
E dunque perché vivere come se si dovesse morire domani? Un eccesso di angoscia? Più probabilmente l’esatto opposto direi. Un conto è la consapevolezza di ciò che inevitabilmente accadrà a tutti noi prima o poi, e che per qualcuno potrebbe essere ben prima che poi (facciamo i dovuti scongiuri qui), e un altro conto è vivere con l’angoscia di questo momento.
Si tratta come di una costante da inserire nella formula che usiamo per produrre decisioni, una costante piccola piccola con segno negativo. Per quanto infatti essa non pesi sulla quantità che otterremo alla fine, non facendosi quasi notare ad un analisi macroscopica del calcolo, ecco che interviene tutte quelle volte che avvertiamo l’unicità di una decisione, e quindi dell’occasione da cui essa deriva. Unicità che per sua stessa definizione implica la non ripetibilità dell’evento, inteso come insieme di condizioni esterne che circonda e produce la possibilità di operare una scelta. E’ per questo motivo che entra in gioco il coefficiente C,
Esattamente il motivo per cui quel segno negativo può rendere inutile qualsiasi altro calcolo quantitativo, che magari faceva risultare l’opzione del si abbastanza incerta per essere evitata con prudenza, rendendo di fatto consigliabile rischiare, prendere al volo ciò che passa il convento (o Dio che dir si voglia), per non dover mai dire “potessi tornare indietro…”.
La verità è che un opzione cosi può essere scartata, si può scegliere di non cogliere l’occasione perché tutto sommato il gioco non vale la candela, ma bisogna essere consapevoli che quel sentiero, con ogni probabilità, non sarà mai più ripercorribile. Potremmo non avere un'altra occasione perché in effetti potremmo non avere un altro giorno in cui potercela ricreare. E poi come diceva Erasmo da Rotterdam, la follia è il motore delle azioni umane. Qualsiasi calcolo porta inevitabilmente alla stasi totale, poiché in un calcolo si analizzano solo elementi certi, e l’unica cosa certa in fin dei conti è che ci sarà una fine per tutti.
La seconda parte della frase, “pensa come se non dovessi morire mai”, è solo l’ultimo pezzo per completare il puzzle, l’ultima lettera di una parola, l’ultimo appiglio prima del baratro: un dettaglio indispensabile.
Essa infatti impedisce a chi segue la prima parte della morale di non cadere nell’oscura spirale del fatalismo e dell’angoscia. E’ vero, la morte ha la squallida abitudine di arrivare senza preavviso, ma dobbiamo in realtà credere che rispetti più o meno lo stesso disegno per tutti, anche se poi non è davvero cosi. E’ indispensabile credere questo perché altrimenti vivremmo alla giornata e verrebbe vanificato il più grande dono che ha permesso all’umanità di distinguersi dal resto degli esseri viventi, la lungimiranza; la capacità di pensare in grande, di prevedere eventi e conseguenze con un discreto margine di esattezza. Solo questo ha permesso la vita cosi come la conosciamo noi, e solo questo la farà continuare. La consapevolezza che pur potendo morire domani, nella maggiorparte dei casi è un evento raro che quindi si verifica non cosi spesso e non per tutti. Il che mi sembra una ragione sufficiente per cominciare a programmare, a creare qualcosa non per l’oggi, per il qui e ora, ma per il domani. Questo ha permesso ai grandi uomini della storia di intraprendere progetti che gli sono sopravvissuti, questo solo permette in realtà di sconfiggere il torpore che il troppo pensare alla fine può creare, questo solo permette di sconfiggerla la fine.
Potremmo paragonarlo ad un maniglione anti-angoscia, una sorta di airbag di sicurezza che permette di mantenere l’equilibrio tra le due parti della frase, di fare si che l’ago della bilancia stia sempre puntato sulla virgola che separa le due parti. Non un punto ma una virgola, messa li come un libretto di istruzioni la cui unica indicazione è che si consideri il tutto come parte di un’unica stessa morale, che funziona cioè solo se applicata nella sua totalità e integrità. Qualsiasi altro uso porta a funeree conseguenze, ed è per questo che solo i grandi uomini sono riusciti ad applicarla, o forse è perché sono riusciti ad applicarla che sono diventati grandi uomini.
Chi vi scrive non ha la presunzione di esservi riuscito, peccherebbe di arroganza altrimenti, ma si fa portatore di questa idea, di questa ancora di salvezza per tutti coloro che sono abbastanza sognatori da riuscire a pensare di poter dare una svolta alla propria esistenza mantenendone il controllo quel tanto che basta per evitare gli ostacoli, e lasciando che sia il fato a stabilizzare il contachilometri alla velocità opportuna.
