Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.
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Nome: Nik Lettieri
Un ragazzo a cui piace scrivere, ma ancora di più parlare quindi ben vengano i contatti di msn! ;)
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utente anonimo in Vivi come se dovessi...
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Una città bollente di vita, l’asfalto liquefatto, un puntino color carta da zucchero in un formicaio infinito di attività rallentate dal caldo tropicale fuori stagione.
Guidava verso il sole, da solo nella sua auto, zigzagando tra i veicoli lenti come fossero birilli, imponendosi prepotente sulla strada, la sua strada.
Il sole negli occhi, il parasole che non funziona, e una mano che ogni tanto si tende verso il lato passeggero senza distogliere lo sguardo dal traffico di metà pomeriggio. Febbrilmente cerca, finalmente trova. Afferra con voglia crescente e si porta alla bocca un togo appena sciolto dal sole battente, mentre un alfa nera gli frena bruscamente davanti.
La tranquillità dentro di sé, in simbiosi col motore che fa le fusa sommessamente fermo al semaforo, non aspettando altro che un po’ di verde per scatenare il suo ruggente animo felino.
Una tranquillità che appena qualche minuto prima sembrava cosi sfuggente da non concedere nemmeno speranza. Animo scosso da ogni più piccola cosa, incapace di sopportare la gente, i suoi comportamenti assurdi e devastanti nella loro assoluta casualità e noncuranza. La folla il suo nemico, da schiacciare e lasciarsi alle spalle nel suo carroarmato color carta da zucchero.
Nessuna fretta di arrivare, ma solo di percorrere il prosismo metro, e quello dopo ancora nella netta convinzione che ci sarà sempre un prossimo metro da percorrere al massimo dell’efficienza.
Ma quei metri hanno un nome, quella strada ha un volto. Le auto sotto il sole battente, i pedoni in attesa a bordo pista, tutti capri espiatori di una colpa non loro da cui lui sfugge, visto che non può fuggire da ciò che ha dentro, inciso nella sua mente come un bassorilievo che rivela nuovi lievi particolari ad ogni declinazione di luce.
Un altro togo lascia la sua scatola, medicina per l’anima, e la mente torna vuota. Sfera cava coperta di specchi che altro non fa che riflettere i raggi del sole che impertinente sembra spostarsi per colpire sempre frontalmente i suoi occhi. Le passioni di poche ore prima sono sopite, non ci pensa. Guida soltanto, un metro dopo l’altro cercando di cancellare l’impronta di quegli eventi, evidentissima traccia di quell’evento, ormai portato via dal passare dell’impreciso e sciatto tempo.
L’ultimo semaforo, l’ultimo biscotto, il cioccolato che si aggrappa con le sue ultime forze alla solida cialda, ormai liquefatto dal sole….
Parcheggia, il motore smette di battere, e lui, sentendosi un po’ biscotto, si aggrappa a Chissàcosa fino all’ultimo secondo prima che la portiera si schiuda rigettandolo nel mondo reale, dove il sole da fastidio e 10 chili di sale grosso sono un peso che è concesso avvertire.
L’arte del silenzio
In questi mesi ho avuto l’opportunità di imparare l’arte del silenzio.
Ovvero l’arte di stare zitti, di tacere le proprie ragioni in quei casi dove esporle non sortirebbe alcun effetto positivo, ma anzi comporterebbe solo un peggioramento della situazione.
Non bisogna confondere questi casi con quei momenti in cui ci si trova a dibattere, e magari messi in difficoltà si considera l’opzione di abbandonare, di rinunciare all’ennesima ribattuta.
Non quei casi sono i casi del silenzio.
Essi si verificano invece quando la peggiore delle molte nature umane si manifesta e prende il controllo della mente, e quindi dell’intero essere; quella natura che porta le persone ad arroccarsi sulle proprie posizioni, a difenderle fino a fargli assumere valore di dogma, di verità indiscussa, tale che non si possano, e di fatto non si riescano, neppure a considerare come opzioni valutabili le posizioni altrui. Questi momenti, in cui chi vi sta di fronte accetta di sentire tutto ciò che esce dalla vostra bocca solo in quanto causa ed effetto evidente del vostro torto, e non potrebbe essere altrimenti, visto che ha precedentemente assunto le proprie idee come verità, e come sappiamo non esistono due verità sullo stesso argomento. Ecco quindi che ogni singola parola o pensiero partorito dalla vostra mente, viene immediatamente fagocitato da questa temibile natura umana, che spesso alberga al di fuori dell’essere per momenti anche lunghi, e magari si manifesta solo in determinate condizioni di spazio e tempo. E più vostre parole errate mangia, e più si convince di essere nel giusto, e si convince che voi siete l’errore, la causa certa e provata del male di cui si sta dibattendo.
E’ un fatto, lo è per chi vi sta di fronte, come se avesse una visiera che gli fa vedere ogni vostra manifestazione di pensiero come un’enorme ed evidente falsità, magari mista a malvagità, solo che chi la indossa non la percepisce. Chi ne è vittima percepisce solo la realtà attraverso questa sovrastruttura estrinseca ma perfettamente aderente all’uomo, e la considera, cosi come gli appare, frutto dell’errore, il vostro errore.
In questi casi dicevo non è utile, ne possibile, tentare di dissuadere la vittima di tale natura coprente dalle proprie idee, poiché ogni parola bianca che voi spendete verrà inevitabilmente percepita come nera o rossa, e tratta come tale. Non c’è modo di sconfiggere il demone della certezza interiore, non vi è modo dall’esterno.
E il vostro silenzio sarà colto allora come impossibilità di produrre ulteriori ragioni a sostegno della vostra tesi, che si traduce direttamente nella netta percezione dell’inesistenza stessa di queste ragioni. Certo questo convince maggiormente il “posseduto” di essere nel giusto, nella ragione, ma in effetti anche parlando, l’effetto è lo stesso, con l’aggravante che vi tocca anche sostenere uno scontro, disarmati però.
Il demone, è la causa (e l’effetto) del comportamento tipico umano moderno, di chi fa solo domande di cui conosce già la risposta, poiché se cosi non fosse ci sarebbe il rischio di avere sorprese, magari brutte (ma magari no, è questo il dettaglio trascurato). Capita così che vi troviate magari attirati nella rete da una sottile domanda dall’aria caritatevole, che nasconde però l’insidia più grande: contraddire l’aspettativa di risposta che chi ve l’ha posta si è già creato dentro di se.
Così, è nato.
Così nasce il demone della falsa-certezza-interiore.
Ma la cosa peggiore, se ci pensate, è che in effetti, non potete essere certi nemmeno di non essere voi stessi i contagiati dal demone….