Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.

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Utente: nik24nik
Nome: Nik Lettieri
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domenica, 18 febbraio 2007
Vivi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai.

Questo pezzo è dedicato ad una persona dalle mille sfaccettature come il dado che spesso tira, per le cui mani passa il futuro di tanti giovani, che temo non abbia compreso fino in fondo il significato di questa frase bollandola come “la più stupida possibile”. Intendo perciò esporre i miei pensieri con la convinzione che egli ne capirà il signficato senza difficoltà alcuna, ma senza la presunzione che possa trovarsi d’accordo. In fondo l’umiltà è anche questo: pensare che non tutti possano condividere e fare proprie le leggi morali che noi consideriamo evidentemente convenienti ed appropriate.

Arroganza sarebbe pensare di essere l’unico…

 

 

E dunque perché vivere come se si dovesse morire domani? Un eccesso di angoscia? Più  probabilmente l’esatto opposto direi. Un conto è la consapevolezza di ciò che inevitabilmente accadrà a tutti noi prima o poi, e che per qualcuno potrebbe essere ben prima che poi (facciamo i dovuti scongiuri qui), e un altro conto è vivere con l’angoscia di questo momento.

Si tratta come di una costante da inserire nella formula che usiamo per produrre decisioni, una costante piccola piccola con segno negativo. Per quanto infatti essa non pesi sulla quantità che otterremo alla fine, non facendosi quasi notare ad un analisi macroscopica del calcolo, ecco che interviene tutte quelle volte che avvertiamo l’unicità di una decisione, e quindi dell’occasione da cui essa deriva. Unicità che per sua stessa definizione implica la non ripetibilità dell’evento, inteso come insieme di condizioni esterne che circonda e produce la possibilità di operare una scelta. E’ per questo motivo che entra in gioco il coefficiente C, la Consapevolezza di essere esseri finiti (scusate la ripetizione) e di dover scegliere tra un si e un no, e non tra un subito e un un'altra volta!

Esattamente il motivo per cui quel segno negativo può rendere inutile qualsiasi altro calcolo quantitativo, che magari faceva risultare l’opzione del si abbastanza incerta per essere evitata con prudenza, rendendo di fatto consigliabile rischiare, prendere al volo ciò che passa il convento (o  Dio che dir si voglia), per non dover mai dire “potessi tornare indietro…”.

La verità è che un opzione cosi può essere scartata, si può scegliere di non cogliere l’occasione perché tutto sommato il gioco non vale la candela, ma bisogna essere consapevoli che quel sentiero, con ogni probabilità, non sarà mai più ripercorribile. Potremmo non avere un'altra occasione perché in effetti potremmo non avere un altro giorno in cui potercela ricreare. E poi come diceva Erasmo da Rotterdam, la follia è il motore delle azioni umane. Qualsiasi calcolo porta inevitabilmente alla stasi totale, poiché in un calcolo si analizzano solo elementi certi, e l’unica cosa certa in fin dei conti è che ci sarà una fine per tutti.

 

 

La seconda parte della frase, “pensa come se non dovessi morire mai”, è solo l’ultimo pezzo per completare il puzzle, l’ultima lettera di una parola, l’ultimo appiglio prima del baratro: un dettaglio indispensabile.

Essa infatti impedisce a chi segue la prima parte della morale di non cadere nell’oscura spirale del fatalismo e dell’angoscia. E’ vero, la morte ha la squallida abitudine di arrivare senza preavviso, ma dobbiamo in realtà credere che rispetti più o meno lo stesso disegno per tutti, anche se poi non è davvero cosi. E’ indispensabile credere questo perché altrimenti vivremmo alla giornata e verrebbe vanificato il più grande dono che ha permesso all’umanità di distinguersi dal resto degli esseri viventi, la lungimiranza; la capacità di pensare in grande, di prevedere eventi e conseguenze con un discreto margine di esattezza. Solo questo ha permesso la vita cosi come la conosciamo noi, e solo questo la farà continuare. La consapevolezza che pur potendo morire domani, nella maggiorparte dei casi è un evento raro che quindi si verifica non cosi spesso e non per tutti. Il che mi sembra una ragione sufficiente per cominciare a programmare, a creare qualcosa non per l’oggi, per il qui e ora, ma per il domani. Questo ha permesso ai grandi uomini della storia di intraprendere progetti che gli sono sopravvissuti, questo solo permette in realtà di sconfiggere il torpore che il troppo pensare alla fine può creare, questo solo permette di sconfiggerla la fine.

Potremmo paragonarlo ad un maniglione anti-angoscia, una sorta di airbag di sicurezza che permette di mantenere l’equilibrio tra le due parti della frase, di fare si che l’ago della bilancia stia sempre puntato sulla virgola che separa le due parti. Non un punto ma una virgola, messa li come un libretto di istruzioni la cui unica indicazione è che si consideri il tutto come parte di un’unica stessa morale, che funziona cioè solo se applicata nella sua totalità e integrità. Qualsiasi altro uso porta a funeree conseguenze, ed è per questo che solo i grandi uomini sono riusciti ad applicarla, o forse è perché sono riusciti ad applicarla che sono diventati grandi uomini.

 

Chi vi scrive non ha la presunzione di esservi riuscito, peccherebbe di arroganza altrimenti, ma si fa portatore di questa idea, di questa ancora di salvezza per tutti coloro che sono abbastanza sognatori da riuscire a pensare di poter dare una svolta alla propria esistenza mantenendone il controllo quel tanto che basta per evitare gli ostacoli, e lasciando che sia il fato a stabilizzare il contachilometri alla velocità opportuna.

Postato da: nik24nik a 23:46 | link | commenti (11)

lunedì, 12 febbraio 2007
Incontri del terzo tipo, anche non ravvicinati

Incontri del terzo tipo, anche non ravvicinati.

 

 

Come funziona? Intendo com’è che passi una vita con una persona e non ti dice niente, poi scambi poche fugaci parole con un'altra e ti sembra di aver appena aperto l’anta dell’armadio di Narnia?

O se preferite la mitologia classica il famigerato vaso di pandora, magari depurato dalle sue funeste conseguenze, oppure anche no….in fondo non è importante.

La questione centrale non è l’evento in se, bensì le imprevedibili conseguenze che un qualsiasi evento può avere. Quelle stesse poche parole costituiscono un clinamen nella nostra vita, una sorta di deviazione casuale che rende carta straccia i nostri bei programmi per l’immediato futuro e ci costringe a continue sedute di ripianificazione del proprio futuro…almeno per chi pianifica…

Ha infatti davvero senso organizzare, prevedere, se poi basta una di queste persone clinamen a cambiare le carte in tavola?

Uno magari è anche felice, accasato e appagato, se capite l’antifona, e poi in una notte buia (ne avete mai vista una luminosa??) e tempestosa (ma anche no) la tua linea della vita si scontra con quella di un'altra e per un attimo procedono insieme, come due treni che corrono paralleli…

Puoi scorgere delle pur frammentarie immagini attraverso i finestrini che vengono a coincidere di volta in volta, e poi passano velocissimi concedendo al massimo un istantanea di ciò che sta al di là del vetro.

Ed è  mettendo insieme queste impressioni di luce, proprio come tante immagini fanno un video, che riesci ad intuire ciò che sta sull’altro treno, e se non dove vada almeno da dove viene nell’immediato, e magari qualcosa sul percorso abituale di tutti i giorni.

Il problema è che uno su mille di questi treni è quello che vorresti avere preso, su cui vorresti poter salire al volo anche per un breve tratto perché sai che il tuo posto è la. E’ una percezione, un intuizione nemmeno tanto intellettuale, è come vedere il raggio verde al tramonto o l’ultimo bagliore di una lampadina che fonde,  la stessa probabilità combinata però ad una potenza deflagrante. E allora sai che sei sul treno sbagliato anche se non ti capaciti di come sei venuto in possesso di questa verità…E’ una rivelazione? E’ il treno che ti sussurra? O forse è l’immagine subliminale che l’occhio coglie ma che alla mente sfugge …

E’ un attimo: lo vedi, lo sai, capisci …ed è troppo tardi per alzarti e correre verso la porta della carrozza e provare il salto o anche solo per poter dare un'altra occhiata.

Anche perchè quelli che sono con te sul treno non vedono, non capiscono e , in effetti, come potrebbero? Rimangono legati ad una inesorabile ed imposta apparente necessarietà degli eventi, esattamente come lo eri tu un attimo prima, ed interrompono la tua intuizione con la leggiadria di attila in una cristalleria e la pertinenza di un rutto in chiesa, senza nemmeno rendersene conto.

 

Un attimo, due attimi e non c’è più. Il treno è passato, e sai che non tornerà più cosi vicino com’era. Era un caso particolare, una concidenza di spazi e di tempi unica e irripetibile, di cui rimane solo il ricordo di un istantanea di un'altra realtà, vista attraverso due vetri spessi e unti, che probabilmente non arriverai più neanche a sfiorare, proprio perchè cosi diversa di percorso eppure cosi affine come solo due menti, due idee possono essere.

 

Postato da: nik24nik a 23:27 | link | commenti (3)