Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.
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Nome: Nik Lettieri
Un ragazzo a cui piace scrivere, ma ancora di più parlare quindi ben vengano i contatti di msn! ;)
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utente anonimo in Vivi come se dovessi...
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Proprio io…
Per la serie mai dire mai, ecco l’ultima mirabolante modificazione del mio animo.
Dopo un infanzia passata considerando i cosiddetti “artisti” dei sognatori, gente con obiettivi e idee cosi poco chiare da doversi rifugiare in un sogno quasi impossibile, quello di sfondare in campi cosiddetti artistici quali la pittura, il cinema e perché no anche
Li guardavo dall’alto delle mie certezze. Dalla posizione privilegiata che un bambino che a 8 anni guarda l’andamento dei titoli azionari sul sole24ore e sul corriere, e crede di aver già scelto il percorso della sua vita, pensa di avere ragginuto.
E allora me ne stavo al sicuro nel mio piccolo cantuccio fatto di sogno e immaginazione, forse ancora più lontano dalla realtà di quanto non lo fossero quegli aspiranti artisti visionari.
Poi viene il giorno che per caso cominci a scrivere.
Prima uno, poi due poi tanti….tanti scritti, sperimenti nuove tecniche, nuove figure…
Ti accorgi che è l’unica cosa rimasta incredibilmente costante dai 6 ai 19 anni..
C’è sempre stata, li, sopita e dimenticata sotto a una patina di sogno che solo con la ventata dei 18 è volata finalmente via.
E allora ti scopri scrittore mancato…o se preferisci aspirante scrittore…è meno definitivo, lascia qualche porta aperta.
Ti trovi quindi non solo a mischiarti con l’infinita moltitudine di persone che inseguono un sogno assurdo quanto etereo, tale da non potere essere quasi afferrato, e cosi fragile che anche una volta raggiunto non è detto che duri, anzi è facile che si incrini e si spezzi, ma addirittura riconosci che la tua stessa condizione di superiorità che avevi raggiunto nella tua finta sicurezza di chi sa cosa farà da grande, era in realtà ancora più inconsistente e appartente ad un mondo a cui si accede da una porta piccola piccola, in cui crescendo si fa sempre più fatica a passare fino a non riuscirvi più.
Ti auguri allora di riuscire sempre almeno a guardare dallo spioncino di questa porta, per conservare qualche brandello di quell’indole da sognatore-ad-occhi-aperti che ti tenga sempre un po’ sollevato da questo serio mondo, quel tanto che basta per non annoiarti e continuare ad essere capace di stupirti e di stupire.
Fatto sta che ti trovi ad un passo dalla città universale, la città dai mille indirizzi la chiamano. Ma tu non solo non sai dove devi andare, perché ancora non hai scelto, se al Poliquartiere o nei dintorni della Boccostazione, ma nemmeno sai come fare a scegliere.
Una cosa sai e sai fare…(o almeno credi)
…ed è proprio quella che stai facendo ora, fino a questo punto .
Where is can i smoke?
Cosa si impara viaggiando a Oslo
Innanzi tutto probabilmente che l’inglese non va tradotto letteralmente dall’italiano…
(dov’è che posso fumare?)
Ma anche che in fondo tutto il mondo è paese e che cmq, perfino in norvegia, qualcuno che parla italiano lo trovi sicuro…e di solito è una di quelle persone che hai appena preso per il culo ad alta voce!
Perfino stando in ostello si impara che non serve l’alcool per riempire intere serate di minkiate concatenate, e che la potenza di una flatulenza è direttamente proporzionale alla sua silenziosità.
Si impara che le madri di quasi tutti hanno un secondo lavoro, e probabilmente si svolge di notte.
Si impara che
Ma sono le situazioni più inusuali a racchiudere i germogli di sapere più succulenti:
ad esempio ora so che se trovo una renna, devo sparagli una volta a destra e una volta a sinistra, e poi al massimo vado la e le spiego che per le leggi della statistica ora deve cadere a terra fingendosi colpita!
Capisci che se non trovi nessuna informazione sul ponte che collega Oslo a Copenaghen, forse, è perché
Le sale comuni degli ostelli poi sono uno di quei posti dove chi sa osservare può assorbire conoscenza come una spugna.
Ad esempio nonostante la pasta ci sia a quanto pare in tutto il mondo, serve un italiano per farla come dio comanda. Impari che se lasci un sugo pronto italiano, nel barattolo, in giro in un posto popolato da stranieri, non ne trovi due…
O meglio trovi due straniere con due bei piatti di pasta ben conditi che se la godono...
Una grande lezione è che la recettività di una parola di una lingua straniera è direttamente proporzionale alla sua volgarità. Ad esempio una bestemmia, anche semplice, risulta cosi semplice da imparare che perfino un’inglese ubriaca riesce a ripeterla per una sera intera avendola sentita una volta sola.
Esattamente come i modi di dire “puttana” in inglese, che, dopo averli sentiti una volta sola dalla madrelingua, se li ricordano tutti, mentre prova a chiedere Constable…
E sempre stando in ostello impari che gli improperi, di qulsiasi tipo essi siano, in tutto il mondo sono considerati elemento distintivo degli italiani, e tirare giù qualche santo al momento giusto può rendere superflua la carta d’identità!
Ed è invece andando in giro che ti accorgi che generalmente, una volta riconosciuto che sei italiano, e di solito non ci vuole molto, o ti offrono della droga o se ne escono con un bel suono gutturale prolungato di chi ha appena compreso una grande verità che spiega ogni cosa, come se avessi appena descritto loro l’intera storia della tua vita e del perché sei diventato cosi come sei.
Impari che se il sole se ne va alle 15.30 non ti devi stupire se alle 18 trovi una cordialissima ragazza all’angolo di due strade buie che ti chiede se cerchi qualcosa, perché probabilmente sta svolgendo il secondo lavoro di cui si parlava prima…
E soprattutto impari che se il menu nazionale comprende pesce, carne e cavolo annegato nell’aceto, non ti devi stupire se il burger king ti costa come un ristorante, perché evidentemente capiscono di cibo tanto quanto noi capiamo di sporvognsnettet o batforbindelser… (non sono inventate giuro)
Ma è cercando di vivere alla maniera degli indigeni che capisci le grandi verità di un paese. Capisci che se in un paese dove la neve e il ghiaccio fanno da padroni, se devi arrivare tu dall’italia a fare lo show su una pista di pattinaggio e intrattenere tutta la popolazione femminile sotto i 25 anni presente, forse i norvegesi sono meglio a prendere al volo i salmoni mentre saltano che ad approcciare le tipe…
Come si dice: chi ha il pane non ha i denti, e credetemi se vi dico che la norvegia è tutta un enorme panetteria!
E quando trovi finalmente un locale che ti serva qualcosa di più di un succo di frutta gelato anche se non hai vent’anni, ti trovi in una scena degna de “il colore del soldi” (con Paul Newman) sfidato a biliardo da due mediorientali che ti danno le pappine salvo poi offrirti una altra partita, e si prenotano per quella dopo semplicemente abbandonando una cucuzza (o corona che dir si voglia) sul tavolo, come fosse una coda regolamentata, capisci che le distanze tra i paesi non verranno mai annullate, nemmeno con il mezzo più veloce…
E insomma se dopo tutto questo non sei ancora innamorato della norvegia è solo perché sai che se resti li non avrai olte occasioni di rivedere i tuoi mitici compagni di viaggio; gli unici che insieme a te sono riusciti a far sbagliare il cambio della guardia, prendendo per il culo le guardie reali fino a distrarle, e creando ilarità perfino nei norvegesi; gli unici che senza aver toccato alcool e anche unendo le forze, continuano a calcolare la tabellina dell’8 per assonanza, come una filastrocca.
I soli, nell’intero universo, che potrebbero riassumere cosa hanno imparato in tre giorni a Oslo in due parole:
SKIPPERGATA E PORCO D**
raga un disastro sta colonnina tipo autogrill!!
dovrebbe funzionare da pc ma e a meta tra unamacchina da scrivere e una viacard!!
perciø sarø breve e conciso...
che figata di citta oslo! o per lo meno alcuni palazzi i centro, il burger king e il lidl sono molto belli!!
a presto
ho appna scoperto che lo schermo e screen touch!
Nik