Una lente d'ingrandimento, un po' introspettiva, mai banale e piena di metafore creative su...beh su tutto in effetti.
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Nome: Nik Lettieri
Un ragazzo a cui piace scrivere, ma ancora di più parlare quindi ben vengano i contatti di msn! ;)
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Convivendo….(parte 3)/a
(Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere…)(è il sottotitolo)
Mi sono dovuto accontentare della parte 3 visto che le prime due già le ha scritte Biagio (Antonacci)…
Il sottotitolo invece è il titolo di un libro consigliatomi da un’amica che ben riassume al suo interno alcuni tra i concetti che mi accingo ad esplicare…(momento di silenzio per autocongratulazione di me stesso con me stesso per il mio lessico forbito)…………………………………….ora possiamo procedere.
Dunque narrate qui di seguito troverete le vicende e gli eroi (arma virumque cano)(mado’ quanto sono colto!!) di un avventura che si svolge in un isola bella e colorata come un fiore: Il giglio
Non fatevi ingannare dal fatto che il simbolo di quest’isola sia uno scoglio fallico che si erge dalle acque, poiché l’isola è tutt’altro che virile….nel senso che è molto più piena di coppiette e allegre famigliole, piuttosto che di discoteche e giovani in missione divertimento.
Se a questa prima e cocente delusione aggiungete la scomodità di un campeggio che ha più l’aria di un deserto stile western a terrazzamenti che di un accogliente rifugio per la propria tenda…beh avrete un idea del morale della truppa all’arrivo sull’isola…
E a proposito di truppa ve la presento: Io primis ci sono io, narratore e quindi escluso da qualsivoglia aggettivazione. In secundis abbiamo Roby,il tipico ragazzo milanese, per il quale “campingas” è un urlo di battaglia dei pirati caraibici e un picchetto risulta utile per grattarsi la schiena…(se non state ridendo è perchè anche per voi campingas è una citazione da Capitan Uncino…bene, sappiate che l’ultima volta che siete andati in campeggio con ogni probabilità avete cotto il cibo sull’urlo di battaglia caraibico)
Ma è venuto il momento di presentare il vero fautore e ideatore della vacanza: lo scout.
Anch’esso infatti è il tipico ragazzo milanese che ha visto il prato più grande della sua vita quando è andato a san siro, ma per fortuna ha acquisito un po’ di esperienza militando negli scout. Esperienza che ci salverà in alcune occasioni dal morire di fame.
Jack è il suo nome, ed è stato invitato da una sua amica, anch’essa scout…ma non troppo
Chiara appunto, ragazza dal carattere forte e dagli ideali solidi e duraturi quanto la casa di paglia dei tre porcellini. Al seguito abbiamo la migliore forse della parte delle ragazze, Elena, l’unica che da dietro ai suoi boccoli color seppia ha cercato sempre di sedersi attorno a un tavolo per fare concertazione…
Sempre fallita perché nessun’altro a parte lei sapeva il significato della parola concertazione…
Nel corso della storia si aggiungeranno una moltitudine di altri personaggi che vi presenterò volta per volta.
I pochi di voi che hanno mai tantato una convivenza uomo-donna avranno un idea generale delle problematiche che possono crearsi in tale situazione….bene scordatevele! In campeggio, o almeno, in quel campeggio il mondo gira al contrario!
Era infatti l’uomo che diceva alla donna di non sbriciolare i cracker sulla stuoia onde evitare di avere come compagni di tenda Zeta la formica e tutti i suoi amici…
Era l’uomo e lamentarsi che i lavori venivano fatti male, quando venivano fatti…
Ed era l’uomo ad entrare nella tenda delle donne e rimanere inorridito dal chaos che regnava sovrano e dali miasmi che venivano esalati da chissà quali strani tipi di unguenti rassodanti-nutrienti-idratanti…in una parola dissuadenti…nel senso che ti dissuadono dall’avvicinarti!
Superate le prime difficoltà riguardanti il budget riservato ai beveraggi freschi (1 bottiglia sola : “bisogna risparmiare”) e alla frutta (pesche e albicocche a volontà a 60 euro al chilo… : ”contengono vitamine e fanno bene alla pelle”), ci apprestiamo a cominciare l’agognata vacanza…
Naturalmente non prima di essersi spaccati le mani per picchettare la tenda non solo nostra, ma anche delle donzelle che, altrettanto naturalmente l’avevano posta nel punto con la terra più dura e compatta di tutta l’isola, seguendo il tipico e infallibile intuito femminile…
Non si spiegherebbe altrimenti il perché i picchetti della tenda maschile sembravano entrare da soli in profondità nel terreno friabile e a pochi metri di distanza i picchetti delle donne preferivano piegarsi sotto i colpi delle pietre (il mazzuolo aveva infatti lasciato posto al phon nello zaino della scout….) piuttosto che prendere il loro posto nella nuda terra.
E arriva cosi il primo giorno vero di vacanza.
Ore 10.30: nonostante le 12 ore di viaggio sostenute il giorno prima i maschietti sono svegli, anche a causa della temperatura all’interno della tenda che la fa assomigliare ad un forno crematorio, e si preparano per andare in spiaggia.
Ore 10.32: I ragazzi si accorgono che è inutile essere già pronti per andare visto che le ragazze sono ancora in piena fase REM, e svuotano gli zaini allestendo una spiaggia tra le due tende.
Ore 10.45: i ragazzi mostrano segni d’impazienza e cominciano ad alzare il tono della voce nella vana speranza di svegliare le belle addormentate.
Ore 10.50: i ragazzi, scoraggiati, decidono di recarsi temporaneamente alla spiaggia del campeggio (che era in realtà un’enorme lastra di pietra che digradava nel mare).
Ore 12.00: le ragazze si alzano e cominciano a prepararsi sempre con flemma inglese per andare in spiaggia, visto che alla fine sono li per quello.
Ore 12.15: le ragazze sono praticamente pronte, vanno a lavarsi i denti.
Ore 12.30: i ragazzi chiamano chi l’ha visto denunciando la scomparsa di due ragazze dotate di spazzolino e dentifricio.
E qui è doverosa una parentesi: come biiiiiiiiiiiiiiip si fa a metterci venti minuti per lavarsi i denti? Nemmeno gli squali che ne hanno tre file eguaglierebbero questo record.
Ore 12.40: finalmente le ragazze tornano dal bagno
Ore12.41: Ha ufficialmente inizio la vacanza!!
Ma come accennavo prima la convivenza ha le sue problematiche, e il secondo giorno è già rottura…
Le ragazze vogliono visitare the other side of the island, e Roby e Jack si rifiutano categoricamente.
Le ragazze hanno infatti ricevuto un informazione dal lattaio-salumiere-verduraio-barista del paese riguardo ad un sentiero che in soli 45 minuti di scarpinata ti porta su al castello e in altri 30 giù dall’altra parte al porto.
Il sottoscritto, allettato dalla prospettiva di vedere una nuova spiaggia, e ignaro del pericolo che corre, accetta di accompagnare le donzelle nell’impresa.
Ore 11.30 del secondo giorno: per l’occasione le donzelle si sono alzate un filo prima del solito e dopo solo mezz’ora di lavaggio denti, i tre sono già in marcia.
Arrivano in paese all’imbocco del sentiero, constatano che in effetti il tempo previsto è 45 minuti e vi si immettono.
E’ il punto di non ritorno, dopo il quale, come si suol dire, si lascia la vecchia via per la nuova, non sapendo ciò che si trova. E a dire il vero non sapendo nemmeno dove prosegua questa nuova via…
Dopo pochissimi minuti già ci sono i primi dubbi tra le donzelle sulla via da seguire, visto che la strada si perde addirittura tra una fittissima giungla di…. villette.
Seguendo il sottoscritto che con passo sicuro emula Legolas guidando la comitiva e illuminandone il sentiero (come se ce ne fosse bisogno alla una con il sole a picco sul cranio e i gabbiani che ci guardano famelici come fossero avvoltoi) con la sua bionda chioma (beh non è proprio come quella di Legolas….ma almeno la mia non è una parrucca).
E dopo i primi 45 minuti ecco finalmente che i tre arrivano…neanche a metà strada. La vetta non si intravede nemmeno e la soste foto, abbeveramento, asciugatura sudore e lamenti vari e diffusi si moltiplicano.
Dopo un ora il sentiero incrocia una strada più grossa…ad angolo retto.
La scout prende la situazione in mano e individuando con occhio di lince tra le rocce altre rocce, a suo dire impilate e chiaramente strumenti di segnalazione del sentiero, prosegue ignorando la strada principale. Il sentiero nel frattempo si fa più impervio e più stretto. Appaiono i primi cespugli di rovi e i tre, dotati solo di sandalini e infradito si rendono conto che porteranno i segni di quella idea malsana per diversi giorni.
Dopo quasi due ore di cammino i tre arrivano in vista del castello, paesino arroccato sul cucuzzolo del monte Giglio, e si trovano dinnanzi ad un depuratore, ove la retta via era smarrita.
E questa volta non allegoricamente, ma nel vero senso della parola, nel senso che la strada finiva nel cancello del depuratore. A quel punto la scout comincia, con lo stesso intuito femminile che le ha permesso di piantare la tenda nel posto più inadatto del campeggio, a cercare dove prosegua il sentiero. Tentiamo allora diverse opzioni tra le quali: scalata di terrazzamenti in free-climbing, passaggio strusciando tra recinzione metallica arrugginita e rovi ad altezza uomo, costatazione di sentiero inesistente, inversione a U, passaggio tra canne di bambu con il coltello tra i denti tipo Rambo (mi aspettavo di vedere saltar fuori vietcong da un momento all’altro), costruzione di attrezzo da deforestazione di rovi, uso improprio dell’attrezzo, inversione a U, funambolismo su sassi a punta, inversione a U, prova di coraggio.
E qui altra parentesi. La scout, con la sopracitata vista da falco coadiuvata dal famigerato intuito femminile, durante uno dei tentativi andati a vuoto intravede un sentiero che pare essere quello giusto. Il problema è che per arrivarci bisogna passare sopra uno stagno infestato dalle vespe. La scout sprezzante del pericolo passa e va in avanscoperta, visto che ne io ne
Altri dieci minuti persi per calmarsi e capire che chi ti parla non è S.Pietro ma la tua amica con la kefia in testa e si riparte. Altri rovi, altri passaggi stretti, altri terrazzamenti da scalare e, immancabile, altra inversione a U.
Ma la fortuna finalmente assiste i nostri eroi presentando sul loro cammino l’omino del depuratore, apecar dotato, più simile all’uomo coca-cola light (abbronzato, sudato, con l’mp3 nelle orecchie ( va che tecnologico anche se è isolano, forse è il caso di abbandonare alcuni pregiudizi…) e cantando in dialetto canzoni napoletane (forse no…)
L’uomo coca-cola light cmq fa apparire un sentiero tra i cespugli di ginepro un po’ come fece Mosè dividendo il Mar Rosso, e a quel punto dopo un'altra mezz’ora di cammino finalmente, stanchi e provati, pieni di graffi e stigmate che potevano chiederci dove avevamo lasciato le croci…arriviamo in paese.
MI siedo al tavolino di un bar, ordino da bere ghiacciato e da mangiare abbondante e guardo il cellulare……….4 ORE!!!!
4 ore di cammino per un sentiero da 45 minuti….
Mi alzo, mi congratulo con la scout e prendo un sicuro e confortevole pullman per il porto…
to be continued…